Gli appassionati di sport invernali desiderano poter contare, durante la vacanza sulla neve, su abbondanti quantità di neve e piste perfettamente preparate. È proprio questo che i comprensori sciistici intendono offrire ai propri ospiti anche in caso di scarse precipitazioni. Da oltre sette decenni esiste un rimedio collaudato a tal fine: la produzione di «neve artificiale», nota anche come neve sintetica. Gli esperti di sci di SnowTrex spiegano ora come funziona questo processo, perché i cannoni da neve sono così importanti nelle Alpi e sulle montagne di tutto il mondo e quali costi comporta per i comprensori sciistici la produzione di neve.
Che cos’è la neve artificiale?
La neve artificiale è neve prodotta meccanicamente. La spiegazione, tuttavia, è decisamente più complessa. La neve artificiale si forma spruzzando minuscole goccioline d’acqua nell’aria fredda circostante. Ciò le conferisce una densità molto elevata. Gli esperti definiscono quindi la neve artificiale anche «neve tecnica». In sintesi, nella produzione della neve artificiale si simula una nevicata naturale in time-lapse: l’acqua liquida viene nebulizzata sotto pressione, tramite ugelli, in goccioline microscopiche. In questo modo, la «neve tecnica» forma uno strato di neve particolarmente resistente e compatto sulla pista.
[table “205” not found /]E per chi, oltre alla neve artificiale, desideri informarsi anche sulla neve naturale e acquisire una migliore comprensione dei diversi tipi di neve, vale la pena approfondire le nozioni di base della nevologia. Qui viene spiegato, ad esempio, perché i cristalli di neve naturali sono così unici e perché impiegano più tempo a cadere dalle nuvole verso terra.
L’invenzione della neve artificiale
Dopo che i costruttori aeronautici canadesi avevano prodotto per la prima volta neve artificiale durante i test sui motori negli anni ’1940, l’invenzione dei cannoni da neve risale a un esperimento del 1950. All’epoca, nel corso di operazioni di lotta contro il gelo negli Stati Uniti, fu “sviluppata” involontariamente la prima macchina funzionante di questo tipo.
Gli ingegneri americani Wayne Pierce, Art Hunt e Dave Richey, oltre 75 anni fa, erano alla ricerca di una soluzione per proteggere i meli del Connecticut da gelate impreviste. Tuttavia, quando tentarono di spruzzare acqua sugli alberi utilizzando una pistola a spruzzo per vernici e aria compressa, a sorpresa, invece di una nebbia sottile d’acqua, cadde a terra della vera neve. Partendo da questa scoperta, i tre inventori svilupparono poco dopo il primo brevetto per un cannone da neve commerciale. Questa fu la pietra miliare per tutti i moderni sistemi di innevamento artificiale nelle località sciistiche di tutto il mondo.
Componenti della neve artificiale
Nei paesi alpini – Germania, Austria e Svizzera – la neve artificiale deve essere composta esclusivamente da acqua pura e aria ambiente. Infatti, nella regione DACH la composizione della neve artificiale è soggetta a chiare disposizioni di legge, poiché l’uso di additivi chimici o biologici, come l’agente nucleante «Snomax», è qui severamente vietato.
Il motivo è che l’acqua utilizzata per l’innevamento artificiale è solitamente di qualità potabile e deve rimanere tale. Solo in questo modo i gestori dei comprensori sciistici possono garantire che, durante lo scioglimento della neve in primavera, nel terreno penetri esclusivamente acqua pulita e non si depositino sostanze chimiche che potrebbero penetrare nell’organismo e causare malattie alle persone o agli animali.
La neve artificiale e il suo impatto sull’ambiente
- L’innevamento artificiale rappresenta solo circa il 4% dell’impronta di CO₂ di una vacanza sulla neve. La quota di gran lunga maggiore, compresa tra il 75 e l’80%, è invece costituita dai viaggi di andata e ritorno.
- Per ridurre il consumo energetico dell’innevamento artificiale e consentire, a lungo termine, una produzione di neve a emissioni zero, molte località sciistiche puntano sempre più sull’energia verde e sulle tecnologie moderne.
- Nei bacini di raccolta vengono raccolti l’acqua piovana e quella di disgelo, che vengono utilizzate per l’innevamento artificiale e, dopo lo scioglimento della neve, ritornano integralmente nel ciclo idrologico naturale.
- Una gestione accurata della neve garantisce un’adeguata altezza del manto nevoso, proteggendo così la vegetazione alpina ed evitando al contempo un’eccessiva innevamento artificiale.
Consumo di acqua ed energia
Il consumo di energia elettrica dell’innevamento artificiale durante una giornata sugli sci è in media di 4,2 kWh a persona e corrisponde quindi all’energia necessaria per un viaggio in auto di poco meno di 6 km. Uno sguardo più attento alle emissioni complessive di una vacanza sulla neve mostra quali siano i principali «fattori di emissione di CO₂». Il solo viaggio di andata e ritorno rappresenta tra il 75 e l’80 per cento dell’impronta ecologica, mentre l’innevamento artificiale incide solo per poco meno del 4 per cento. Tuttavia, adottando scelte sostenibili nella pianificazione del viaggio e optando per una località sciistica rispettosa del clima, che soddisfi rigorosi criteri ambientali, gli appassionati di sport invernali possono contribuire personalmente a ridurre le emissioni di CO₂. Anche un comportamento sostenibile sulle piste consente di ridurre ulteriormente la propria impronta ecologica.
Energia verde e tecnologia moderna
A causa dei cambiamenti climatici e della conseguente attenzione alla sostenibilità, molte stazioni sciistiche coprono oggi in gran parte il fabbisogno energetico dei propri impianti di innevamento con fonti di energia rinnovabili. La quota di energia verde nelle stazioni sciistiche austriache si attesta ormai in media al 90 per cento. L’obiettivo è rendere la produzione di neve a emissioni zero in futuro, ricorrendo all’energia idroelettrica, agli impianti fotovoltaici presso le stazioni a monte e a valle, nonché all’energia eolica. Per massimizzare l’efficienza della produzione di neve a temperature sotto lo zero e ridurre al minimo il consumo energetico, i cannoni da neve funzionano inoltre prevalentemente durante le ore notturne.
Bacini di accumulo
I comprensori sciistici raccolgono ormai in primavera e in estate le precipitazioni e l’acqua di disgelo in bacini di accumulo, per poter avviare gli impianti di innevamento artificiale nel tardo autunno grazie a un approvvigionamento idrico autosufficiente, senza ricorrere all’acqua potabile. Si tratta di un ciclo chiuso: l’acqua stoccata temporaneamente nei bacini viene spruzzata sulle piste in inverno sotto forma di neve artificiale. In primavera la neve si scioglie nello stesso punto e l’acqua ritorna al 100% nel ciclo idrologico locale. Inoltre, i bacini di accumulo sono progettati in modo tale da integrarsi nel paesaggio montano come biotopi naturali.
Impatto sulla vegetazione e sulla fauna selvatica
I comprensori sciistici che oggi puntano su un’abbondante innevamento artificiale lo fanno avvalendosi di un sistema di gestione della neve professionale e altamente tecnologico. Ciò consente di coordinare con precisione i tempi di innevamento e l’altezza del manto nevoso. Ciò garantisce uno scioglimento naturale in primavera, che a sua volta preserva la flora alpina sotto il manto nevoso. Poiché la neve artificiale è più densa e quindi si scioglie più lentamente, per il suo scioglimento è necessario un dosaggio particolarmente preciso durante l’innevamento. Un’adeguata altezza della neve assicura che il manto nevoso si mantenga più a lungo in primavera e che le piante non inizino a crescere troppo presto.
Rilevanza economica della neve artificiale per gli sport invernali
- La produzione di un metro cubo di neve artificiale costa circa da 3 a 5 euro. Oltre ai costi energetici, occorre finanziare anche le infrastrutture, il trattamento dell’acqua e il personale.
- La neve artificiale garantisce il funzionamento degli impianti sciistici e, di conseguenza, posti di lavoro e introiti nelle regioni che dipendono fortemente, dal punto di vista economico, dal turismo invernale.
- L’acqua utilizzata per l’innevamento, dopo lo scioglimento della neve, rientra nel ciclo idrologico naturale, garantendo così una maggiore sicurezza in termini di innevamento.
Costi di investimento e di esercizio
La produzione di un metro cubo di neve artificiale (pari a 1.000 chilogrammi o 1.000 litri) costa oggi agli impianti di risalita e ai gestori dei comprensori sciistici tra i 3 e i 5 euro. Tali importi comprendono non solo i costi energetici, ma anche quelli relativi alle infrastrutture, alle tubazioni, alle pompe, al trattamento dell’acqua e al personale. Nonostante questi investimenti relativamente onerosi negli impianti di innevamento artificiale, essi si ammortizzano grazie alla loro gestione, che a sua volta garantisce la fruizione del comprensorio sciistico da parte degli ospiti, i quali, a loro volta, spendono denaro nella regione.
Dipendenza economica
Per i comprensori sciistici che altrimenti dipendono dalle nevicate naturali, la neve artificiale rappresenta una vera benedizione. Infatti, l’economia alpina dipende da condizioni di innevamento affidabili, poiché il turismo invernale costituisce la principale fonte di reddito per molte regioni di alta montagna. Un esempio in tal senso è l’Austria, un Paese in cui il turismo invernale alpino garantisce decine di migliaia di posti di lavoro nei settori dell’industria alberghiera, della ristorazione, delle scuole di sci e degli impianti di risalita. Di conseguenza, nel XXI secolo, alla luce di condizioni meteorologiche sempre più imprevedibili, la «neve artificiale» costituisce la solida spina dorsale dell’esistenza economica di intere valli.
Günther Aigner, rinomato futurologo nel campo del turismo sciistico alpino, illustra un’ulteriore caratteristica positiva della neve artificiale e del consumo d’acqua relativamente elevato ad essa associato: «Dopo lo scioglimento della neve, l’acqua (necessaria alla produzione della neve artificiale) ritorna integralmente nel ciclo idrologico. Non viene né consumata né inquinata e non manca né all’agricoltura, né come acqua potabile, né nei sistemi fluviali». Aigner illustra in dettaglio le sue conclusioni nel seguente video:
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Non da ultimo, la neve artificiale offre a tutti gli appassionati di sport invernali una certa garanzia di innevamento. Se per una volta Madre Natura non fosse così generosa durante la stagione, grazie ai cannoni da neve ciò non significa che l’intero soggiorno in montagna vada a monte. Infatti, in questo modo è comunque possibile sciare. Un enorme vantaggio della neve artificiale!
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Il futuro della gestione della neve
- I modelli digitali del terreno e la misurazione GPS dell’altezza della neve ottimizzano l’impiego dei cannoni da neve con una precisione al centimetro.
- L’impiego di carburanti HVO e di propulsori ibridi elettrici sui battipista riduce le emissioni dirette in loco.
- Lo «snowfarming» consente di conservare la neve vecchia durante i mesi estivi in vista dell’inizio della stagione.
Manutenzione intelligente delle piste e misurazione GPS dell’altezza della neve
Nella maggior parte dei comprensori sciistici, i moderni battipista sono ormai dotati di sistemi GPS. Questi sono in grado di visualizzare in tempo reale, tramite navigazione satellitare, l’esatta altezza della neve sotto il veicolo. In questo modo è possibile produrre e distribuire la neve artificiale in modo mirato nei punti critici, risparmiando così energia e altre risorse. Grazie alla manutenzione tecnica delle piste effettuata in estate, è inoltre possibile confrontare modelli tridimensionali del terreno con i dati di misurazione GPS aggiornati relativi all’inverno precedente. In questo modo, nella nuova stagione è possibile individuare con estrema precisione i punti in cui è necessario l’innevamento artificiale. Ciò consente, a sua volta, di risparmiare acqua ed elettricità.
Carburanti HVO e battipista ibridi
Per i gestori di impianti a fune, il passaggio a battipista alimentati con oli vegetali idrogenati (HVO) o con motori ibridi diesel-elettrici comporta un investimento considerevole, che nella maggior parte dei casi ammonta a diverse centinaia di migliaia di euro. Inoltre, questi sistemi di propulsione consentono di ridurre le emissioni di gas serra durante la preparazione delle piste fino al 90%! Ciò significa che l’impiego di moderni battipista dotati di sistemi di propulsione alternativi riduce sensibilmente l’inquinamento nell’aria limpida di montagna. Ciò è dovuto al fatto che i carburanti HVO vengono ricavati da materiali di scarto e bruciano nel motore quasi senza produrre fuliggine.
Snowfarming
Gli esperti intendono per «snowfarming» la conservazione della neve vecchia. A tal fine, la neve artificiale prodotta in inverno e in primavera viene in parte ammucchiata in cumuli alti anche diversi metri e poi ricoperta con strati isolanti. In questo modo la neve «supera» l’estate. In questo modo, all’inizio della stagione, nel tardo autunno, può essere stesa direttamente sulle piste come neve di base già pronta, senza che sia necessaria una nuova produzione. Infatti, sotto le coperture costituite da trucioli di legno o tessuti speciali, fino all’80 per cento della neve immagazzinata resiste anche ai caldi mesi estivi. Lo «snowfarming» sta quindi acquisendo sempre maggiore importanza anche in molte località sciistiche ad alta quota come misura integrativa di innevamento artificiale.
Domande frequenti sulla neve artificiale
Di cosa è composta la neve artificiale?
In Germania, Austria e Svizzera, la neve artificiale è composta esclusivamente da acqua pura e aria ambiente. In queste regioni, l’uso di additivi di qualsiasi tipo è severamente vietato dalla legge, pertanto la produzione di neve avviene in modo completamente privo di sostanze chimiche.
Come viene prodotta la neve artificiale?
L’acqua liquida viene nebulizzata ad alta pressione e spruzzata nell’aria fredda, dove le goccioline d’acqua si congelano durante la caduta. A tal fine vengono utilizzate principalmente macchine a elica e lance da neve verticali.
Quali sono i vantaggi della neve artificiale?
Garantisce condizioni affidabili sulle piste, protegge il manto vegetale dai bordi degli sci e offre una pianificabilità economica alle località sciistiche. Grazie all’elevata densità dei granelli di ghiaccio, le piste sono inoltre più resistenti ai raggi solari e all’usura.
Dove viene utilizzata la neve artificiale?
Viene impiegata principalmente su tratti di pista molto frequentati, percorsi di collegamento e discese a valle, nonché nei centri di sci di fondo. L’obiettivo è quello di creare un manto nevoso di base uniforme e resistente per l’intera stagione.
La produzione di neve artificiale comporta problemi per l’ambiente?
Grazie all’impiego prevalente di energia elettrica da fonti rinnovabili e a circuiti idrici chiusi con bacini di accumulo, il bilancio ambientale della neve artificiale migliora costantemente. L’acqua utilizzata, una volta sciolta in primavera, rimane interamente nel ciclo naturale della rispettiva regione.
Che cos’è la temperatura del bulbo umido nella produzione della neve?
La temperatura del bulbo umido è un valore fisico che deriva dalla temperatura dell’aria e dall’umidità dell’aria e indica a partire da quale temperatura il freddo da evaporazione è sufficiente per la produzione di neve artificiale. Per l’innevamento classico, il valore soglia si attesta a circa -2 gradi di temperatura del bulbo umido.
A quanto ammontano i costi per la produzione di neve artificiale?
La produzione di neve artificiale comporta un costo totale medio compreso tra 3 e 5 euro per metro cubo di neve prodotta. Tale importo comprende le spese relative all’energia elettrica, alle infrastrutture idriche, alla manutenzione e al personale impiegato.